leggere libri di storia e uscirne con la nausea per tutto 'sto bordello intrecciato di famiglie nobili demmerda che hanno fatto morire milioni e milioni di persone per i loro stracazzi.
meglio se leggo qualche fumetto, va la - lanf3anc
ma voi che ne sapete. La nostra storia e' stata scritta da storici al servizio di queste famiglie, cosi' tanto per continuare a elogiare le prodezze di queste famiglie? - lanf3anc
dicci di più, quali famiglie? - La Maestra
Dipende: quali famiglie? - Marco Beccaria
be' stavo guardando la storia del 1700 relativa alle guerre che si son svolte a Piacenza. In particolare una guerra sanguinosissima fra tedeschi e franco/spagnoli. Il contesto e' quello - lanf3anc
oh Maestra, ce n'e' anche per te :) che c'erano in mezzo anche i sardi - lanf3anc
è un po' che non leggo di storia, solo qualche mese e mi sembra un secolo, elargisci il titolo che così ci trascorro un paio d'ore - La Maestra
comunque anche tempi piu' antichi. Perche' l'erede di qui, l'erede di la' e quindi questi invadono qui, invadono la' - lanf3anc
si leggono 'ste cose con leggerezza ma poi tutto il sangue che c'e' dietro, my god - lanf3anc
ma no Maestra ' un libro della storia di PIacenza, e che naturalmente si deve allargare a tutto il contesto - lanf3anc
cioe' intendo dire. Noi oggi vediamo dei bei musei, con delle belle corazze, lance, abiti antichi, ninnoli vari. Ma porca paletta, sangue sangue sangue - lanf3anc
(grazie ragazzi per il paziente ascolto. Ora mi sono sfogato e mi alzo dal lettino) - lanf3anc
Ti consiglio un bellissimo film, se non l'hai già visto,sul tema: è "Il Mestiere delle armi" di Ermanno Olmi, tra l'altro molte scene girate/ambientate non lontano da noi, sul Po fra Parma e Mantova, solo per la fotografia merita. - FFrancesco
Gran bel film, capolavoro assoluto, da tutti i punti di vista, l'avrò visto una decina di volte :) - palmasco
“Il mestiere delle armi” è, tipo, il più bel film italiano degli ultimi 20 anni. - Marco Beccaria
Ora apro un flame con palmasco: mi sorprende che piaccia anche a te un film così vertiginosamente religioso. :D - Marco Beccaria
Anzi, così vertiginosamente cristiano - Marco Beccaria
sì, va be', ma è bello lo stesso. - elisabetta
Beh Marco, per amore di discussione comincerei a chiederti per quale motivo lo trovi religioso, o cristiano, una lettura alla quale francamente non avevo pensato. Ovviamente conosco bene Olmi, la sua fede profonda, e qualche volta l'ideologia dei suoi film, ma ne Il mestiere delle armi a me pare che l'abbia messa da parte. Tanto per dirne una, quando Giovanni muore, dice un molto secolare "vogliatemi bene quando non ci sarò più" - una delle frasi chiave del film. Una frase dolce e gentile, che contraddice di sicuro la fama del guerriero di mille battaglie - una frase che mette la guerra ai margini -, e mette quantomeno ai margini qualsiasi credo religioso di una vita dopo la morte, come risposta all'angoscia di morire - per esempio. Il film è un capolavoro e non ha bisogno di questi ragionamenti, sono sicuro che siamo d'accordo. A partire dalla immagini livide della guerra sulla riva del fiume - che sono esteticamente meravigliose e significative. Perché uomo di quei luoghi Olmi è bravissimo a ricordarci con quelle scene certe passeggiate che abbiamo fatto tutti più o meno in quei luoghi, e a unire quel nostro sentimento con quello ben diverso, durissimo e disperato, credo, del mestiere della guerra in quegli stessi posti nei quali passeggiamo ma provando spesso sentimenti misti. Per me quello è stato l'ingresso in un'altra dimensione del tempo, a partire da qualcosa che ho provato. In quel tempo, che credo di avere capito e quasi vissuto, attraverso la macchina da presa ho visto anche la stupidaggine del protagonista, quel Giovanni delle Bande Nere che sui libri di storia mi aveva colpito e forse affascinato per il suo nome così ben trovato. È invece un poveretto esaltato e incapace di capire la realtà del suo tempo, quindi più vicino a noi, a me, che ai suoi pari del tempo. Eccetera eccetera, che già sono andato lungo. Aggiungo solo che nell'edizione sul dvd gli extra sono favolosi, raccontano moltissime cose del film che sarebbe bene sapere, aggiungono molto :) - palmasco
(mi appello alla seriosità del film per giustificare la mia risposta sicuramente troppo seria :) - palmasco
Anch'io lo trovo un film piuttosto laico rispetto ad altre opere di Olmi. Mi piace il concetto di passaggio ad un altra era, causata dalle nuove armi. Pochissimi film mi hanno fatto così apprezzare le campagne dove vivo ma passavo distrattamente, forse Novecento di Bertolucci e non so quali altri sinceramente. - FFrancesco
Ora sono scomodo col cellulare, ma poi rientro e dico la mia. Per ora, do ovviamente ragione a palmasco quando dice che trattasi di capolavoro e che non ha bisogno, per essere bello, di questi nostri ragionamenti. - Marco Beccaria
Ahia :) - palmasco
Allora, "Il mestiere delle armi" sarà un film bellissimo, non ne dubito, ma da bambina sono stata traumatizzata perché a scuola ci hanno fatto vedere tre volte (una l'anno), "L'albero degli zoccoli" e da allora quando leggo il nome di Ermanno Olmi mi viene un senso come di umidità gelata e polenta strofinata sull'aringa che non vi sto a dire. - Alice Twain
Una volta all'anno è accanimento terapeutico (però L'albero degli zoccoli è, tipo, il film italiano più bello dei precedenti 20 anni, e pensate che non sono affatto un fan di Olmi) - Marco Beccaria
ma ne approfitto della vostra esperienza per chiedervi se conoscete qualche testo storico scritto da non storici d'epoca. Qualche ritaglio di storia visto da "non storici" - lanf3anc
mmh, mi sa che all'epoca forse la storia eravamo noi, ma noi eravamo tutti analfabeti. - elisabetta
Non ho detto "brutto", ho detto "trauma". - Alice Twain
Sì, sì, e io ho ribadito il concetto :D - Marco Beccaria
eh infatti elisabetta, il problema è che non sapevamo scrivere. Però magari qualche trascrittore che ha scritto per conto di - lanf3anc
palmasco: perché parli di “stupidaggine” e di "poveretto esaltato e incapace di capire la realtà del suo tempo”? A me non pare che Olmi lo rittragga così, anzi. Trovo che vi sia una pietas profonda nello sguardo di Olmi sul suo personaggio. È semmai uno sconfitto, non uno stupido. Quanto alla religiosità del film, c’è tutta la tematica del peccato, della sua inconsistenza (la lussuria che diventa cenere), della terribile espiazione dell’amputazione, dello scioglimento finale nello sguardo al figlio piccolo. E la meravigliosa scena del crocifisso che i soldati vorrebbero bruciare. Poi concordo: è una religiosità non magniloquente, molto asciutta, forse anche molto “laica". - Marco Beccaria
(Oh, a ‘sto giro davvero senza polemica, mi interessa proprio) - Marco Beccaria
L'eroe de Il mestiere della guerra, il Giovanni dalle Bande Nere di Olmi, è un soldato che prende tutto di petto, incluso l'assalto contro la nuovissima arma, il cannone, che lo ferirà a morte, mentre il mondo intorno a lui, dei potenti suoi pari, trama, intriga, patteggia alle sue spalle e alle spalle di tutti - e questo i potenti, mentre i militari suoi pari, elaborano le nuove armi che lo prenderanno di sorpresa e cambieranno per sempre quel mestiere che Giovanni s'illudeva di fare con coraggio e a viso aperto. Non era un gran vita, Olmi lo mostra chiaramente - intendo oltre i rischi di morire male - per esempio nella scena per me indimenticabile in cui lui chiede alla moglie le maglie e qualche altro genere di conforto che i suoi soldati di certo non possono chiedere a nessuno. Dunque certo, è un eroe molto umano - ma io l'avevo già riconosciuto - ma nel suo essere fuori tempo, estraniato dal suo tempo in trasformazione, è stupido, e se non è stupido lui - se gli vogliamo riconoscere i privilegi dell'eroe - è stupida la sua guerra, il suo senso dell'onore. Non c'è onore in guerra, dice Olmi, proprio con la scena del crocifisso, io credo. Ma soprattutto non esistono l'onore, la lealtà, il coraggio che Giovanni ritiene far parte del suo mestiere, come dimostra la lunga traversia dell'arma innovativa che lo ucciderà - trafugata di contrabbando lungo il fiume, da passatori. Giovanni detta le sue memorie, mi pare, o comunque gli atti di guerra allo scriba - l'Aretino, mi pare di ricordare? scriba e storico, ovviamente - ma non è difficile riconoscere la vanità, lo stile, e insieme il carattere obsoleto del suo operare. La scena del cannone entre in questo contesto di guerra un po' come in Indiana Jones, il colpo di pistola contro il mulinare della sciabola, se posso azzardare un paragone così coraggioso :) Poi certo, Giovanni muore da eroe, ma le cure gli vengono offerte proprio da quelli che in fondo sono responsabili del suo ferimento, avendogli negato le risorse per vincere. Stupido quindi non è un giudizio banale, un insulto. Secondo me è la traduzione verbale di quello che Olmi ha cercato di dire della guerra, e del suo eroe intrappolato nella mitologia di questo comportamento così umano. Giovanni del resto non è "puro", come dimostra la sua amante: nè verso di lei, per non essere all'altezza dell'amore che gli porta, né verso la propria moglie, per avere lasciato che gli accadesse di avere un'amante. Giovanni muore così, nel lusso che gli appartiene per nascita - la schiera di medici e le cure e gli ambienti a sua disposizione gli sono dovuti per quello - e nella sofferenza accessoria che il suo stesso privilegio gli procura, dovendo subire l'amputazione della gamba a vivo, che è un tentativo disperato di salvare qualcosa che invece è già condannata, la sua vita, alla quale viene inflitta l'ultima atroce, inutile sofferenza. Se c'è una liturgia, e una liturgia per me c'è, non è quella religiosa, ma quella della guerra. E penso che sia difficile non proporre che Olmi intenda criticarla con questo film, chiamandola stupida. Ma anche molto umana. - palmasco
Sì, sono d'accordo praticamente su tutto. Ma appunto: stupida e vile è la guerra - ogni guerra, ma in particolare *quella* guerra di nuovo tipo - non Giovanni. Tra tutte le figure che lo circondano è l'unica per la quale Olmi ha uno sguardo di compassione, di "simpatia". È l'uomo schiacciato dalla macchina e dalla macchinazione, dall'avvento della catastrofe della modernità (tema, mi pare, ricorrente in Olmi, ma mai altrove con esiti così riusciti e poetici). - Marco Beccaria
"l'uomo schiacciato dalla macchina e dalla macchinazione, dall'avvento della catastrofe della modernità" ci uscirebbe un parallelo succoso con Tolkien, no? - van der Baarft
Vero, ma in Olmi, almeno in questo film, non c'è epica, e mancano il lieto fine e le possibilità di vittoria. È come se, al Cancello Nero, Aragorn e gli altri venissero sterminati e bon. - Marco Beccaria