"E’ necessario, anzi urgente – o è già troppo tardi? E’ una postfezìa? – sperimentare, come si ricomincia a fare, sfondando l’orizzontee dei teatri, abolendo le platee e ricostituendole a terrazze sulle pareti delle montagne (a Cuba, per esempio), riconoscendo che, nel postmodernariato del nostro post-futurerno, le unità minime pansensoriali dei linguaggi non sono più parole, frasi, pagine o inquadrature, frasi musicali o tempi, ma gli stessi poemi e racconti, atti e tragedie, narrazioni, epopee, le arti compiute di tutta la storia creativa della specie. Facile a dirsi, disdirsi, inimmaginarsi. Già!" - gallizio